METODO FEUERSTEIN

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IL MIO CAMMINO CON "INSIEME INTELLIGENTI"

Il giorno 12 novembre 2003 ho messo il primo mattoncino, nella costruzione di un progetto al quale stò pensando già da qualche mese. Ho sempre fatto morire la cosa per pigrizia, per paura, per incertezze. Ma tutte le volte che mi sono ritrovata a ripensarvi, nasceva in me una convinzione sempre maggiore.
La prima volta che mi sono imbattuta in questo metodo è stato con la lettura del libro dello psicologo-pedagogista Reuven Feuerstein: "Non accettarmi come sono". Il genitore di un figlio disabile deve accettare la diversità del proprio figlio disabile, ma non passivamente come una condizione immodificabile. Deve invece partire dalla disabilità cercando di modificarla, lavorando attivamente. Il genitore è il principale protagonista. Diventa il mediatore tra il bambino, lo stimolo e l'ambiente. Un bambino immerso in una montagna di stimoli buttati lì senza una logica ed una spiegazione non ne trarrà alcun vantaggio. Gli stimoli devono invece essere spiegati, proposti con metodo, ordine, amore, proprio grazie ad un lavoro di mediazione.
Secondo Feuerstein il cervello non è marmo duro sul quale incidere nozioni immodificabili, ma creta morbida continuamente plasmata. In ogni momento e ad ogni età. Non dobbiamo pensare che se in un test d'intelligenza il QI è risultato di 60, il soggetto è irrimediabilmente un ritardato, bollato ed etichettato per tutta la vita. Feuerstein, è riuscito a dimostrare applicando il suo metodo, che casi irrecuperabili sono stati modificati e messi in condizione di vivere in completa autonomia. Inoltre non dobbiamo pensare che con un figlio disabile non possiamo fare progetti e sogni come facciamo con un figlio normodotato. L'impulso è quello di dire, gli faccio imparare un mestiere che gli dia la possibilità di mantenersi. Ma questo non lo pone poi in condizioni di riuscire a svolgere comunque una vita auotonoma, perchè al di là del lavoro gli mancheranno tutta una serie di cognizioni per riuscire in qualunque situazione a cavarsela. Noi non dobbiamo fornire a nostro figlio il pesce, ma dobbiamo dargli gli strumenti e metterlo in condizioni di procurarselo da solo, in qualsiasi momento della sua vita.
Questi sono i messaggi che ho ricevuto dal libro. E devo dire che condivido pienamente la filosofia dell'autore. Successivamente ho acquistato altri due libri scritti da una giornalista italiana che, avendo diretto alcune riviste specializzate in mamme e bambini, ad un certo punto ha incominciato a documentarsi sui metodi per il potenziamento dell'intelligenza dei bambini. La sua ricerca è stata lunga e meticolosa, ed alla fine anche lei è rimasta folgorata dal metodo Feuerstein, ritenendolo il migliore tra tutti quelli incontrati.
Contestualmente alla lettura di questi libri, ho incominciato anche la lettura di alcuni siti internet, ed ho scoperto che non solo esistono dei centri in Italia per la divulgazione di questo metodo ma che i corsi in Lombardia sono spesso sovvenzionati dalla Regione. Molte scuole statali e non, organizzano corsi di formazione per insegnanti, ed in alcune scuole viene utilizzato questo metodo di insegnamento. La mia ricerca mi ha anche portato a conoscere "virtualmente" Nicoletta Lastella, madre di un bimbo Down. Lei fin dalla nascita del bambino si è operata affinchè suo figlio potesse avere le stesse opportunità e chance degli altri bambini normodotati. E' approdata anche in Israele dove c'è il centro dove lavorano papà e figlio Feuerstein. In questo Centro ha conosciuto e "sposato" la filosofia ed il metodo, che ha incominciato a mettere in pratica proprio col figlio. Ha così aiutato suo figlio ad affrontare la scuola rimanendo al passo coi coetanei normodotati ed ha deciso di mettere a servizio degli altri la propria esperienza fondando un associazione con sede a Milano "Insieme Intelligenti" che si propone l'obiettivo di dare sostegno ed aiuto ai genitori di bambini con handicap, con un supporto medico e psicologico ed organizzando corsi per l'insegnamento del metodo Feuerstein.


NON ACCETTARMI COME SONO

Reuven Feuerstein
 
Le frasi del libro che ho sottolineato:
"A quelli che rispondono positivamente al titolo del nostro libro Non accettarmi come sono, chiediamo che raccolgano anche la sfida: "Fammi sentire come un compagno in questa attività di modificazione. Fallo attraverso di me, e con me. Non farlo per me."
"Non basta che un bambino sia esposto a un ricco mondo di forme, colori e movimenti se l'interazione con quegli stimoli è solo superficiale".
"La condivisione è un fattore fondamentale dell'armonia della famiglia, spesso contribuendo significativamente al miglioramento del livello cognitivo, emotivo e comunicativo dell'individuo e della famiglia intera come gruppo di individui legati da un rapporto armonioso di collaborazione".
"Una delle condizioni più importanti, per la mediazione di successo, si trova nella convinzione che l'individuo possa andare oltre il suo livello osservabile di performance. In assenza di una tale convinzione, la mediazione del comportamento di sfida ha ben poca ragione d'essere".

COME INSEGNARE L'INTELLIGENZA AI VOSTRI BAMBINI

il famoso metodo Feuerstein alla portata di tutti i genitori
Nessia Laniado

Le frasi  del libro che ho sottolineato
 
Ecco cosa dice feuerstein a proposito dei test per misurare il QI: "Come si fa a dare un test ad un bambino chiudendolo in un'aula davanti ad un istruttore muto ed impassibile come una statua? Va confortato, aiutato, consolato. Allora forse riuscirà ad aprirsi".
"Non ci si deve accontentaredi rendere una persona autonoma, in modo che non pesi sulla società, ma bisogna portarne alla luce tutte le risorse perchè arrivi ad essere e a sentirsi socialmente utile".
"In molti casi, il cervello è come un'automobile che è rimasta impantanata; più si spinge sull'acceleratore, più si peggiora la situazione, ma basta una spinta per farla uscire dal blocco".
"Una delle cause maggiori dell'insuccesso scolastico sta nel tentativo di molti insegnanti di rimanere neutrali rispetto a ciò che trasmettono agli alunni. Invece di agire come mediatori di valori, si presentano come puri e semplici trasmettitori di informazioni".
"E' importante fissare la concentrazione del bambino su quello che fa, selezionando gli stimoli".
"Cercare un contatto visivo o fisico è una condizione essenziale per far arrivare un messaggio a destinazione. Il cervello, infatti, riceve meglio quando entrano in azione anche gli altri sensi: la vista, l'udito, il tatto".
"Il bambino non conosce il mondo attraverso i concetti, come l'adulto, ma attraverso le emozioni e l'affetto. Per fargli capire un'idea, per farlo progredire, bisogna saper suscitare in lui queste sensazioni positive. Sarà più facile che capisca la luce e il buio guardando le candeline dell'albero di Natale e sentendo la gioia del momento, piuttosto che ascoltando le nostre spiegazioni. Non basta insegnare, bisogna far sentire le cose".
"Per aprirsi i bambini hanno bisogno, prima di tutto, di constatare che dedichiamo attenzione e rispetto alle loro parole. Spesso basta ascoltarli con attenzione, in silenzio, senza sottoporli ad interrogatori assillanti, mettendosi nella situazione di chi vuole imparare, piuttosto di chi vuole insegnare; cercando le risposte, invece di essere convinti di possederle".
"A poco poco si impara ad imparare, si ricava cioè da questi stimoli una capacità di evoluzione autonoma ed indipendente e si cambia l'immagine che si ha di se stessi: Da persona che riceve passivamente delle informazioni a individuo in grado di generare attivamente un nuovo sapere".
"Avere l'esperienza del successo e possedere un senso di competenza sono le premesse per raggiungere qualsiasi obiettivo. Chi si crede un incapace non si fissa alcun proposito per paura dei fallimenti".
"I bambini vanno quindi incoraggiati a esprimere quello che desiderano, mettendo in evidenza le fasi necessarie per raggiungerlo. Si creano così delle attitudini come la pazienza, la volontà, la perseveranza, qualità fondamentali per ottenere quello che ci si prefigge".
"Sarebbe bene abituare i bambini fin da piccoli al piacere di provare cose nuove: una pietanza, un gioco, un amico, una passeggiata, uno sport o un'attività insolita. Stà a noi comunicare loro la volontà di esplorare il mondo con fiducia e curiosità".
"La sovrastimolazione è controproducente. Quando una mamma bombarda di stimoli il suo bambino, lui smette di prendere iniziative, appare insicuro e diventa troppo dipendente da lei".
"Persone con grandi handicap fisici ed intellettivi conducono oggi una vita normale, hanno un lavoro, in molti casi si sono fatti una famiglia. Il miracolo è possibile a una condizione: che non ci si rassegni ad accettarli come sono, ma si combatta fino all'ultimo per cambiarli, arricchirli, stimolarli in tutto i modi possibili, come si fa istintivamente quando si ricorre a ogni mezzo per rafforzare la salute dei propri figli. Così come, con opprtuni interventi, si possono migliorare le condizioni fisiche di un bambino, allo stesso modo le sue capacità intellettive possono essere sviluppate oltre le più ottimistiche previsioni".
"Professore, lei pensa allora che quello che per la gente è un ritardato possa raggiungere la normalità, possa in un certo senso diventare intelligente?" gli chiese un giorno un giovane psicologo. "Non lo penso, lo so. Lo sperimento ogni giorno" Rispose Reuven Feuerstein.

COME STIMOLARE GIORNO PER GIORNO L'INTELLIGENZA DEI VOSTRI BAMBINI

Nessia Laniado
 
Le frasi del libro che ho sottolineato:
Feuerstein sostenne "che l'intelligenza non è un bagaglio genetico che non può essere mutato, un dato irreversibile con cui si nasce, come il colore degli occhi. All'opposto, è una capacità dinamica che si sviluppa, cambia, e, con interventi opportuni, può migliorare e crescere. Insomma si può insegnare."
"Non si nasce intelligenti. Letteralmente lo si diventa. L'intelligenza continua a crescere ben oltre il momento della nascita ed è possibile potenziarla, svilupparla, rafforzarla allo stesso modo in cui si potenziano, sviluppano e rafforzano i muscoli".
"Il test di intelligenza ti dice se stai andando a 40 o 100 Km l'ora, ma non svela niente del tuo motore, cioè del cervello e delle sue reali possibilità".
"Se Einstein fosse stato sottoposto a un test di intelligenza quando era piccolo, sarebbe stato considerato stupido: fino a 4 anni non aveva pronunciato una parola e, alle elementari, i suoi voti non erano certo brillanti".
"Quando nostro figlio è in difficoltà, di fronte ad una nuova situazione, se deve apprendere un nuovo compito, reprimiamo il nostro primo impulso a intervenire a a risolvere il problema per lui. Consideriamola invece una preziosa opportunità per fargli apprendere nuove abilità."
"La nostra esperienza ci dimostra che ogni persona, quali che siano la sua età, il suo handicap e la gravità del problema, è capace di modificarsi."
"Portare i bambini a riflettere sui meccanismi che hanno utilizzato per arrivare ad una decisione. Questo lavoro è di grande importanza se vogliamo trasformare un risultato, che spesso è frutto di uno sforzo occasionale, in uno strumento di analisi della realtà, applicabile in qualsiasi situazione".
 

NICOLETTA LASTELLA

La dott.ssa Lastella si presenta alla

Conferenza svoltasi a Lecco il 20 marzo 2002:
"Intelligenti si diventa"

"Sono molto commossa nel vedere un auditorio così vasto. Parto incominciando a raccontarvi la mia esperienza e il perchè sono approdata a fondare l'associazione Insieme Intelligenti (di Milano), a fare questo percorso di formazione.
Sono mamma di 4 bambini, il secondo ha la sindrome di down, si chiama Davide
(vedi articolo sul Segno dell'aprile 2000).
Quando è nato mio figlio, mio marito è lì presente e lo sa, io ero appena laureata in lingue, desideravo intraprendere la carriera di insegnante, di traduttrice. Ironicamente ho detto: questo figlio sarà la mia carriera, dovrò dedicarmi a lui. Altro che fare altre cose.
E in realtà è la mia carriera. Nel senso che il mio lavoro è quello di essere formatore del metodo Feuerstein. Continuo a conservare nel cassetto il sogno di insegnare inglese. Il mio lavoro mi dà molta soddisfazione perchè quello che insegno lo vivo prima sulla mia pelle con mio figlio.
Quando è nato la prima domanda che mi sono fatta era se avevo un matto in casa. Cercavo famiglie che avessero bambini down che mi potevano confermare o meno questa cosa. E sono vissuta 4-5 mesi cercando di capire se gli atteggiamenti stereotipati delle persone down che vedevo in giro e che in quel momento andavo a cercare con il lanternino, erano dovuti alla sindrome di down o a condizioni sociali o familiari a cui queste persone erano sottoposte.
Cercavo perciò qualche famiglia che mi potesse dire: no, se lavorate bene a casa, potete tirarlo fuori, si può farlo diventare comunque un uomo.
Eravamo andati a vedere qualche famiglia, in realtà tornavo a casa e piangevo. E poi a un certo punto, sul mio cammino ho trovato una famiglia di Busto Arsizio, con un ragazzo down che adesso avrà trentanni; la mamma mi ha raccontato la vita di questo ragazzo , che va in discoteca tutti i sabati, torna alle quattro del mattino, lavora nella gioielleria del padre sul computer, fa le vacanze da solo con amici normali.
Da altre esperienze invece sentivo che questi ragazzi non riescono nemmeno a capire che in casa i versi non si fanno.
Più passava il tempo e più mi convincevo che l'educazione familiare poteva fare molto. Poteva superare quelli che sono i danni causati da quel cromosoma in più.
Quella famiglia di Busto mi aveva dato questa conferma.
Aveva davvero tirato fuori questo figlio da quello che aveva. Al dilà dei tratti somatici io ho incontrato una persona normale.
Quindi mi ha dato una grande speranza e ho incominciato a guardare al futuro.
Nel 1995 le insegnanti (colleghe) mi avevano consigliato di portare mio figlio da Feuerstein. Io avevo risposto che lo avrei portato a 8 anni (dato che il PAS è applicabile da questa età). Mi avevano inoltre dato del materiale da leggere che mi era sembrato molto interessante.
Nel 1995 Feuerstein è venuto a Milano con suo figlio Rafi per presentare il suo libro "Non accettarmi come sono".
Il figlio Rafi Feuerstein psicologo e suo collaboratore, ha avuto un figlio con la sindrome di down. Questo dopo che suo padre aveva dedicato tutta la vita ad aiutare questi bambini.
Rafi è anche ispiratore della nostra associazione.
Oltre a Reuven Feuerstein ho sentito parlare quindi anche Rafi, non solo come psicologo ma anche come padre.
Ho capito che tutto ciò che avevo intuito era pienamente confermato in questa pedagogia della mediazione di Feuerstein. In Israele hanno un metodo molto mirato che li porta ad avere ottimi risultati su queste persone. Ci sono down che si sposano, che vanno all'Università.
Il metodo Feuerstein non è il metodo che risolve tutti i mali però certamente, e l'ho sperimentato vivendolo con mio figlio, è qualcosa di talmente mirato per modificare l'intelligenza che non ho trovato di meglio.
Sono andata in Israele con mio figlio e con tutta la famiglia. Là abbiamo fatto fare una valutazione cognitiva a questo bambino. Io ho detto a Feuerstein: Voglio il programma che lei ha spiegato nel suo libro, quello che ha fatto Debby; Debby è una ragazza down e attualmente fa l'insegnante di sostegno.
Voglio preparare mio figlio per andare a scuola a sei anni come gli altri e fare il programma della classe.
Ci hanno dato delle indicazioni, un programma da fare. Già lui faceva fisioterapia, logopedia. Abbiamo iniziato un lavoro sistematico per portarlo a scuola a sei anni. Oggi fa la terza elementare, ha 9 anni e non ha mai fatto una virgola diversa dagli altri.
Questo mi porta a sperare. Effettivamente la fatica è tanta e la vita è molto diversa da quella di una famiglia normale perchè i tempi che si dedicano a modificare l'intelligenza sono notevoli, ci vuole la collaborazione anche degli altri familiari, non bisogna trascurare gli altri figli che hanno diritto alle stesse attenzioni, quindi mantenere questi equilibri è molto difficile, e snervante, ma le gratificazioni sono molto alte.
Un mio amico mi ha detto: questa perla preziosa che tu hai trovato non la puoi tenere per te. Spinta da lui siamo arrivati a fondare Insieme Intelligenti, anche su desiderio di Rafi Feuerstein, che visto quello che avevo fatto con mio figlio, ha dato il suo aiuto per fondare l'associazione.
Spiegare che c'è la possibiltà di recupero, di modificare l'intelligenza totalmente, anche in chi ha danni gravi a livello cognitivo. Vuole essere una diffusione pubblica, che abbia quindi il contributo dello Stato.Noi genitori siamo accompagnati dall'ente pubblico nella riabilitazione dei nostri figli fino a un certo punto. Penso che quando questi bambini hanno fatto il percorso solito di fisioterapia-psicomotricità-logopedia all'interno di una struttura pubblica... manca la terapia cognitiva.
Finito il percorso i bambini entrano nella scuola e comincia lì il problema: il ritardo mentale che già si era manifestato prima. E' un problema molto più grosso di noi che è quello di contenere il ritardo cognitivo il più possibile e cercare di arginarlo e di sconfiggerlo. In Italia non c'è una vera e propria terapia cognitiva.Io l'ho cercata, l'ho trovata in questo metodo.
Allora mi sono domandata se non era possibile chiedere un contributo all'ente pubblico affinchè le famiglie possano avere un valido strumento per sconfiggere il ritardo mentale.
Siamo una organizzazione di volontariato perchè possiamo ricevere donazioni che utilizziamo per mandare materiale in giro, chiamare a raccolta i genitori per divulgare il metodo, inoltre possiamo dialogare con l'ente pubblico.
Abbiamo presentato progetti, alcuni dei quali sono andati a buon fine.
E' il terzo anno che con il CORAP, che è il Centro Operativo Regionale per la Formazione, collaboriamo e riusciamo a fare corsi di formazione di 150 ore, finanziati dalla Regione Lombardia.
Questo metodo prevede una formazione di un certo spessore. E' la formazione che consente di operare sul ritardo mentale. Sono gli insegnanti e i genitori che devono diventare mediatori, ossia utilizzare quelle tecniche che consentono di modificare l'intelligenza.
Abbiamo presentato un progetto sulla base della legge regionale 23 al Comune di Milano per fare formazione con la diretta partecipazione di esperti dell'Ilcep. L'idea è di integrare questa metodologia all'interno della politica sociale e di recupero dei disadattati mentali.
Dove lascio questa domanda aperta qualcosa raccolgo.
La Regione e il Comune di Milano ci hanno dato fiducia.
Andiamo sempre più verso una partecipazione a questi corsi di formazione con il finanziamento dell'ente pubblico.


IL MIO PRIMO MATTONCINO

Dopo questa lunga e spero interessante premessa arrivo alla famosa data del 12 novembre, e del primo mattoncino. Su un documento apparso in internet trovo l'indirizzo e-mail della dott.ssa Lastella, e così le scrivo:
Gent.ma dott.ssa Nicoletta Lastella, mi chiamo Valentina e sono la mamma di Pietro. Spero mi voglia scusare se proseguirò la lettera dandoLe del Tu.
Mi rivolgo a te usando le tue stesse parole:
"Voglio preparare mio figlio per andare a scuola a sei anni come gli altri e fare il programma della classe".
Mio figlio è nato con una malformazione congenita del cervello che si chiama Agenesia del Corpo Calloso. Non si è formata la commisura che collega/separa i due emisferi del cervello. Da quello che ci era stato detto in gravidanza (la diagnosi era stata fatta alla 19ma settimana di gestazione) nostro figlio poteva essere asintomatico o avere un leggero ritardo. Noi abbiamo portato a termine la gravidanza, pregando che ogni cosa andasse per il verso giusto. Pietro è nato il 23 aprile 2001, un bel bimbo che fin da subito ha dimostrato di rispondere adeguatamente agli stimoli. La sua ACC non è però asintomatica. Intorno ai tre mesi ha incominciato a fare fisioterapia e adesso che ha due anni 1/2 fa psicomotricità una volta alla settimana. Frequenta l'Asilo Nido senza sostegno, e per il momento siamo abbastanza soddisfatti ... però ... vorrei usare ancora le tue parole: "Noi genitori siamo accompagnati dall'ente pubblico nella riabilitazione dei nostri figli fino a un certo punto. Penso che quando questi bambini hanno fatto il percorso solito di fisioterapia-psicomotricità-logopedia all'interno di una struttura pubblica... manca la terapia cognitiva.
Finito il percorso i bambini entrano nella scuola e comincia lì il problema: il ritardo mentale che già si era manifestato prima. E' un problema molto più grosso di noi che è quello di contenere il ritardo cognitivo il più possibile e cercare di arginarlo e di sconfiggerlo. In Italia non c'è una vera e propria terapia cognitiva.Io l'ho cercata, l'ho trovata in questo metodo".
Pietro ha incominciato a camminare intorno ai due anni, adesso che ne ha 2 1/2 ancora non parla ... parlocchia, ci imita molto ma ancora non utilizza le parole per comunicare. Però io, mio marito, i nonni, gli zii .... siamo tutti convinti che Pietro abbia delle grosse potenzialità, ce lo dimostra in ogni circostanza, perchè è curioso, attento, attivo, determinato. Io mi stò documentando molto sul metodo Feuerstain, ed ovviamente con tutti i limiti che un genitore può avere, mi sono resa conto che sia io che mio marito abbiamo, molto istintivamente, lavorato molto attraverso la mediazione. Abbiamo anche cercato di non limitare gli stimoli ma anzi di proporglieli come abbiamo fatto con Carlo il nostro primogenito normodotato, anzi con più attenzione e cura.
Per cercare di capire meglio la malattia di mio figlio ho anche aperto un sito. Il sito è stato pubblicato da un anno ed ho raccolto sotto lo stesso tetto una ventina di famiglie di bimbi, ragazzini, ragazzi con ACC. Parlando con queste famiglie mi sono proprio resa conto che la difficoltà più grande è la scuola. IO VORREI RISPARMIARE TUTTO QUESTO A MIO FIGLIO!!!!
Tu ce l'hai fatta con tuo figlio, per cui puoi capire benissimo il mio stato d'animo.
Io abito a Monza, quindi non avrei problemi a seguire i vostri Corsi organizzati a Milano. Ma vorrei non sbagliare con i tempi. Quali sono le tappe che mi consigli di seguire affinchè Pietro possa inserirsi senza problemi nel mondo della scuola? A settembre dovrò iscriverlo alla Scuola Materna. Ci sono scuole più adatte che ti senti di consigliarmi? Cosa pensi dell'insegnante di sostegno? E' vero che i nostri figli non ne possono farne a meno? Io e mio marito discutevamo anche sul fatto che piuttosto che risparmiare umiliazioni e frustrazioni a Pietro saremmo anche disposti a ritardare di un anno l'inserimento a scuola, se può servire a renderlo più pronto. Tu cosa ne pensi?
Come puoi capire sono molti i nostri dubbi ... ti chiediamo aiuto.
Spero proprio che la mia richiesta non cada a vuoto. Ti ringrazio per tutte le notizie che potrai darmi. Valentina
Il giorno stesso Nicoletta mi risponde dimostrando attenzione e disponibilità:
Carissima Valentina,
il tuo desiderio di volare alto vincendo sulla disabilità cognitiva è uguale al mio e solo per questo ti sono molto vicina nelle battaglie quotidiane che anch'io vivo con mio figlio.
Proprio perchè Feuerstein ha scritto un libro intitolato "Non Accettarmi Come Sono", ti giro il messaggio  che vuole lanciare con questa affermazione che titola la sua pubblicazione aggiungendo un'altro suo motto: sta sicuro, c'è speranza.
Credo che nell'Associazione di volontariato  che ho fondato per sostenerci tutti in questo grande ottimismo che solo ad averlo cambia radicalmente i nostri figli (sta sicuro, c'è speranza) tu puoi trovare un grande aiuto, una grande consolazione, soprattuto un grande accompagnamento. Possiamo sicuramente aiutarti a trovare con fatica una strada. Per questo ti chiedo di contattare subito il nostro Centro di Ascolto, servizio di volontariato gestito da genitori e professionisti, e fissare quanto prima un appuntamento per poterti aiutare a trovare risposte alle domande che mi poni. Il numero è: 02-39314454. Chiama dalle 8.30 alle 14.30. Un caro saluto e buon cammino...Nicoletta Lastella
Il giorno stesso prendo contatti telefonici con il centro. Mi risponde Paola insegnante di sostegno e volontaria presso il centro, gentilissima e disponibile. Non vi stò a raccontare i contenuti della telefonata, vi aggiornerò comunque dopo il 10 dicembre, girnata in cui si svolgerà una presentazione del metodo in Via Acerenza a Milano alle ore 19:00.

PRESENTAZIONE DEL METODO

Mercoledi 10 dicembre io ed Emilio abbiamo assistito alla presentazione della filosofia del metodo Feuerstein. Sono stati approfonditi nel dettaglio i concetti che si possono trovare nei libri che vi ho suggerito di leggere in questa pagina. Sono state molto interessanti le brevi testimonianze dei successi ottenuti con l'utilizzo del metodo con bambini e ragazzi diversamente abili. La dott.ssa Nicoletta Lastella ha fatto un breve intervento iniziale raccontandoci di suo figlio Davide, down, ora in 5 elementare, che riesce a seguire il programma dei coetanei normodotati. Paola la relatrice della serata è una pedagogista che a febbraio di quest'anno si è recata a Gerusalemme, nel centro fondato da Feuerstein, per accompagnare una famiglia che tentava un'ultima carta con la propria figlia disabile. Lei è stata testimone di un vero e proprio miracolo: della modificazione cognitiva di una ragazzina che prima del viaggio non sapeva nè leggere, nè scrivere, in una persona completamente inserita nella realtà scolastica dei suoi coetanei. Anche le insegnanti sono rimaste colpite da questo cambiamento. Paola ha anche raccontato di avere conosciuto in questo viaggio un ragazzo down di soli 24 anni che conosceva 4 lingue, che aveva viaggiato da solo per mezzo mondo, e che è dall'età di 14 anni che segue il metodo Feuerstein.
I convenuti a questa presentazione erano genitori, ma anche insegnanti di sostegno. Mi è piaciuto l'intervento di una insegnante che diceva che lei applica il metodo con i bimbi che segue nelle ore di sostegno, ma che ha incominciato a formare dei gruppi anche con altri alunni. La cosa che l'ha colpita è stata che le mamme dei bambini "esclusi" da questi gruppi perchè non bisognosi di aiuto, hanno chiesto di inserire anche i loro figli in questo lavoro. Mi ha colpito molto anche l'intervento di una ragazzina di 15 anni, accompagnata dai genitori, che chiedeva aiuto perchè lei voleva dimostrare alle sue insegnanti, compresa quella di sostegno, che se aiutata nel giusto modo, poteva riuscire a svolgere il programma come i suoi compagni. I genitori lamentavano una grande ignoranza ed insensibilità da parte del corpo docente. Vi posso assicurare che questa ragazzina aveva una dialettica vivace e appropriata, dimostrava curiosità ed entusiasmo ... ci ha lasciato tutti veramente stupiti.
La conclusione di tutto è che il Centro Insieme Intelligenti organizza corsi per la divulgazione del metodo. I corsi si dividono in due livelli. In ciascun livello vengono presentati 7 strumenti, che non sono altro che esercizi da svolgere carta e penna, ma con i quali poi si lavora per un collegamento con esperienze concrete. I genitori devono seguire il corso perchè prima dei loro figli, imparano a compilare queste schede, e vengono aiutati a capire tutte le potenzialità degli esercizi svolti. Il metodo si applica a bambini dagli 8 anni in su. Per i bambini dai 4 agli otto anni vengono fatti dei corsi ai genitori per apprendere delle strategie di gioco e per incominciare a fare questo lavoro di mediazione. Io stò ancora valutando il tipo di corso che intendo seguire. L'unico neo è il costo. Per le insegnanti è spesso offerto dalla scuola, ma noi genitori dobbiamo accollarci tutto l'onere. Ci sono dei contributi della Regione ma non per i corsi di 1° e di 2° livello, quelli più importanti dove vengono proposti gli strumenti. Per esempio a gennaio parte un corso gratuito di 36 ore dove verranno presentate le linee guida del metodo. Comunque per saperne di più vi invito a visitare il sito


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